White o Black Hat?

White hat o ethical hacker studia le falle dei sistemi con gli strumenti di un'intruso, ma lo fa' a scopo di studio e di progettazione per una difesa dello stesso sistema. Black hat e' invece quell'hacker (o meglio cracker) malintenzionato che utilizza le sue conoscenze per introdursi nei sistemi informatici. Le domande che mi pongo sono queste: e' veramente un hacker chi si pone come animale anfibologico? che vantaggio avere nell'idea di bene e di male? la sicurezza informatica ha bisogno di animali anfibologici? Dov'e' finito l'hacker che inventa e che scopre o riscopre tecnologie e arti? Non e' forse chi nella sua vita, senza conformismo, senza idea di male, senza nemico, senza canone, trova e inventa le cose della vita non accettando mai lo status quo? Chi si interessa all'hacking dovrebbe prima di tutto imparare a vivere senza rappresentarsi i concetti fondamentali della dialettica Aristotelica, secondo cui c'e' bene o male, alto o basso, white o black. Ciascuna cosa dev'essere intesa secondo la nostra impresa personale, non secondo il canone o l'ideologia. Trovare il guadagno (intellettuale e non) da tutto cio' che puo' essere utile, senza preconcetti o pre-visioni. Prima ancora dell'informatica intendere che nulla e' veramente oggettivo e che il realismo e lo stato di fatto sono illusioni di un'effettualita'. Intendere che l'informatica prima di tutto e' una questione di poesia e non di voyeurismo (poesia da 'poiesis' produzione). Impariamo dai veri primi hackers, che hanno distrutto (to hack = distruggere, disintegrare) l'idea comune di sapere sulle cose, come Galileo, come Leonardo e come Macchiavelli che hanno reinventato cio' che noi chiamiamo scienza, tecnica e arte.
Se ci interessiamo di hacking, se per noi e' una novita', prima di tuffarci subito nella sicurezza informatica; impariamo da i primi mastri di hacking.